È capitato anche a te di sentire una vocina nella testa che ti diceva che se l’avessi lasciato/a, poi dopo cosa avresti fatto? Come saresti potuto andare avanti?
È la paura dell’abbandono.
Ma cos’è e come possiamo affrontarla per ritrovare il nostro “centro” e lasciar andare, serenamente, quello che non ci va più bene?
La paura dell’abbandono è un’ancora, che ci tiene legati a persone e situazioni che oramai non rappresentano più qualcosa in cui vogliamo continuare ad investire; sono spesso situazioni caratterizzate da sentimenti di dipendenza, in cui lasciar andare ci sembra impossibile, perché abbiamo paura di lasciar andare anche una parte di noi stessi!
E questo ha un impatto molto forte nelle nostre vite, sia dal punto di vista emotivo, che squisitamente pratico, impedendoci di realizzarci, nei nostri progetti e nella nostra persona!
Le cause della paura dell’abbandono possono ritrovarsi in:
- Vissuto traumatico sperimentato in infanzia, come la perdita di un genitore (o figura di riferimento). Questo accresce il nostro senso di insicurezza, che può fare da coadiuvante all’esperienza di dipendenza affettiva che si svilupperà nei confronti di una nuova e vicaria figura di riferimento affettivo/emotivo.
- Attaccamento affettivo insicuro: parliamo dello stile di attaccamento verso le figure genitoriali, ovvero quello stile che si sviluppa durante la primissima infanzia, in cui il bambino sente di non avere un porto sicuro verso cui poter tornare. Questo porta con sé la sensazione di trascuratezza e abbandono, che accrescono scarsa autostima e bisogno di appoggio; bisogno di trovare un secondo porto sicuro, insomma, senza il quale non ci si sente comunque abbastanza forti da poter esplorare il mondo.
- Rifiuto: l’esperienza del rifiuto in tenera età può aver lasciato ferite affettive talmente profonde da spingere la persona adulta a credere di doversi adattare a tutto, pur di meritare affetto e riconoscimento.
Ovviamente parliamo di esperienze vissute in una fase di vita (infanzia) in cui non avevamo ancora gli strumenti per fronteggiarne il carico emotivo (perché non avevamo ancora un sé strutturato), tali da aver prodotto la falsa credenza che per avere l’affetto di cui ho bisogno non posso essere totalmente me stesso, o peggio, che senza l’appoggio dell’altro io non posso essere.
La persona che sperimenta la paura dell’abbandono vive in un’altalena emotiva, manifestando spesso: umore depressivo, disturbi d’ansia, comportamenti autodistruttivi (Il tentativo di evitare il dolore dell’abbandono può portare a comportamenti autodistruttivi, come l’abuso di sostanze o l’autolesionismo); trovandosi spesso coinvolto in relazioni affettive problematiche (caratterizzate da conflitti, incomprensioni e insoddisfazione), pur di non perdere l’appoggio dell’altro.
Come possiamo cercare di ritrovare un po’ di serenità, sicurezza in sé stessi e iniziare a centrarsi?
Superare la paura dell’abbandono richiede supporto e apertura a lavorare su sé stessi.
- Un lavoro di supporto psicologico o di psicoterapia è fondamentale per andare a rompere schemi e false credenze: lavorare sull’affettività e sul proprio stile di attaccamento è fondamentale!
- Sviluppare l’autostima: lavorare sulla propria autostima è cruciale, e concentrarsi su attività che promuovono una rieducazione in questo senso, attraverso l’autocompassione e il riconoscimento dei propri successi, è cruciale.
- Cercare di comunicare in maniera assertiva: le proprie necessità, valori e bisogni non possono e non devono essere più taciuti! Smettere di mettere in secondo piano se stessi è un lavoro rieducativo impattante. Ma per farlo dobbiamo smettere di avere paura di esprimere il nostro pensiero e le nostre emozioni, per la paura del giudizio negativo. Bensì possiamo adottare uno stile comunicativo di tipo assertivo, in cui si impari ad affermarsi, senza imporsi. Imparare a dire no insomma, ma senza toni aggressivi.
- Praticare la Mindfulness: perché può aiutare a gestire l’ansia e a vivere nel momento presente, riducendo le preoccupazioni riguardo al futuro abbandono.
- Costruire relazioni sane: creare relazioni basate su fiducia, rispetto reciproco e supporto emotivo, fornisce senso di sicurezza in sé stessi, perché l’altro restituisce stima, affetto e accresce la percezione di essere una persona che ha valore, in sé.
