Disturbo psicosomatico: andiamo oltre l’idea di vaghezza!

A volte noi psicologi siamo chiamati a fare chiarezza davanti a delle mode del momento, come quando, vuoi per semplificazione o conoscenza sommaria, alcuni concetti entrano a pieno titolo nel gergo comune, finendo per essere maneggiati e rimaneggiati.
Ebbene, disturbo psicosomatico è uno di questi concetti… anche estremamente modaioli, al momento.
Quante volte davanti ad un malessere fisico, apparentemente senza spiegazione organica (accuratamente escluse dal clinico), ci siamo sentiti liquidare con un sonoro “sarà una cosa psicosomatica”? E quante volte abbiamo lasciato che questa frase fosse un limite oltre il quale non avventurarsi poiché dall’altro lato ci si aspettava di ricevere solo vaghezza? Eppure, attraverso il sintomo psicosomatico è il nostro corpo che parla e chiede aiuto, liquidare il tutto con un “non voglio affrontarlo” è una scelta che alla lunga potrebbe portare ad affrontarne le conseguenze.

L’approccio psicologico, che fonda le proprie basi nella teoria psicoanalitica, crede che attraverso Il disturbo psicosomatico o sintomo, che dir si voglia, sia il nostro inconscio a parlare e, nella fattispecie, che sia il nostro malessere ad esprimersi. Sedare il sintomo, per quanto necessario in situazioni emergenziali, significa solo metterlo da parte, non risolverlo.
E un sintomo non risolto probabilmente ritornerà con maggiore forza e ostinazione di prima!

L’aspettativa della vaghezza in merito a percorsi di supporto psicologico che possano aiutare a superare il sintomo a volte è solo una scusa; un limite che ci poniamo per non assumerci la responsabilità della ricerca del proprio benessere. Lo scopo del supporto, invece, è proprio questo: prenderti per mano e guidarti verso la ricerca del tuo benessere.

Dottoressa Fabiana Sanseverino
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